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"Un buco nero di otto miliardi" da La Repubblica
11 dicembre 2009

di Tito Boeri 

DOVEVA essere una manovra in pareggio. A saldo zero. Così era stata votata dal Parlamento a luglio con il Documento di programmazione economica e finanziaria ed è stata presentata a Bruxelles. Così è stata presentata sui media: una manovra sempre più grande, ma che rispetta il saldo zero. Ma il maxiemendamento alla Finanziaria approvato ieri dalla Commissione Bilancio della Camera ha di fatto cambiato i saldi netti della manovra, lasciando in eredità ai governi della prossima legislatura ben 8 miliardi di spese non coperte, di debito, in più. Mezzo punto di Pil in più di aggiustamento che andrà ad aggiungersi ai due che l' Europa ci richiede da qui al 2012. Insomma più che un pareggio, con tante reti, 9 miliardi di spese in più contro 9 miliardi di entrate aggiuntive, la manovra varata ieri assomiglia al risultato di Arsenal-Wigan: un roboante 9 a 1. Peccato che l' Arsenal siano in questo caso i tanti beneficiari dei 200 commi inseriti in fretta e furia nel maxiemendamento. Di cosa si tratta? Per lo più, di una lunga serie di trasferimenti, ciascuno di piccola entità, concessi dal Museo Omero di Ancona al centro di documentazione sulla cultura italiana in Istria, dai contributi alle associazioni dei combattenti ai trasferimenti alla biblioteca Regina Margherita di Monza. Loro sono l' Arsenal. Mentre il Wigan, gli sconfitti, siamo tutti noi contribuenti. E rischiamo di accorgercene quando ormai è troppo tardi. Quando la manovra è già stata approvata in via definitiva e "bollinata" dalla Ragioneria. Vediamo come e perché. Nel silenzio di Confindustria, che ha portato a casa nel maxiemendamento 400 milioni in più per il credito di imposta alla ricerca (qualcuno prima o poi sarà messo in condizioni di valutarne l' efficacia?), e in quello ancora più fragoroso del Presidente dell' Inps (nominato dal Ministro Sacconi), il governo ha deciso di appropriarsi degli accantonamenti per il Tfr lasciati in azienda dai lavoratori delle imprese con più di 50 addetti. In assenza del maxiemendamento, i lavoratori avrebbero potuto versarloa un fondo pensione di loro scelta oppure lasciarlo in azienda. Ora questa seconda opzione svanirà. A loro insaputa, il Tfr lasciato in azienda verrà infatti trasferito a un fondo di tesoreria istituito proprio per coprire la spesa dei 200 commi. In questa operazione avverrà un vero e proprio miracolo: soldi dei lavoratori che figuravano a debito dell' impresa diventeranno delle entrate, sì proprio surplus di bilancio, per lo Stato. Non ci sarà, infatti, alcuna iscrizione a debito di questi 8 miliardi. Da nessuna parte. Delle due l' una o i soldi sono stati davvero scippati ai lavoratori e, dunque, almeno dal punto di vista contabile è giusto iscriverli solo come entrate nelle casse dello Stato. Oppure come non solo speriamo, ma è nella legge e nei fatti, si tratta di soldi che i lavoratori potranno un giorno riavere con gli stessi interessi che avrebbero maturato in azienda e che, dunque, creano un debito dello Stato. Questo debito dovrà, primao poi, essere saldatoCi penseremo pagando nuove tasse presumibilmente a partire dalla prossima legislatura. Nel varare questa ennesima operazione di maquillage contabile il ministro Tremonti ha sicuramente tratto ispirazione dal suo predecessore alla scrivania di Quintino Sella. Il Ministro Padoa Schioppa aveva, infatti, varato sperimentalmente operazione analoga durante il semestre in cui i lavoratori venivano chiamati a decidere dell' utilizzo del loro Tfr. Anche in quella occasione, con tutti i mezzi di comunicazione cui potevamo allora accedere (comprese le colonne di questo giornale) avevamo denunciato la gravità di questa operazione di contabilità creativa. Questa volta, però, c' è un' aggravante. Anzi tre. Primo, tutto avverrà senza che i lavoratori siano stati minimamente informati. Non siamo più nel semestre del Tfr. Chissà così se il signor Galbusera Erminio, operaio di Seriate, verrà mai a sapere che la Lega ha dirottato il suo Tfr anziché alla sua azienda a qualche ignoto ente del Centro-Sud, nell' ambito di scambi di favori interni alla maggioranza. Secondo, questa volta i fondi finiranno dritti dritti in un fondo di tesoreria, senza alcun vincolo circa il loro utilizzo. Non dovranno, in altre parole, essere destinati a finanziare investimenti pubblici, ma cadranno nel calderone della spesa corrente. Terzo, chi oggi ha votato il maxiemendamento, quando era all' opposizione aveva denunciato lo scippo dei soldi dei lavoratori. Insomma siamo alle solite: la Finanziaria 2010 è una storia di miracoli all' italiana e di facce di tolla. Impariamo almeno a chiamare le cose col loro nome

8 dicembre 2009





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