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Il caso Dorina Bianchi e la libertŕ di coscienza. Quanta confusione sotto il cielo.
27 settembre 2009

L'altro giorno al senato il gruppo del Pd in commissione sanità nella figura della capogruppo Dorina Bianchi si è dichiarato a favore dell'indagine parlamentare sulla Ru486. Nella riunione dei componenti della commissione sembra che in realtà fossero metà e metà, ma comunque la maggioranza del gruppo nel suo complesso hai POI preso una posizione diversa. Nel merito della questione penso che si dovesse con fermezza dire di no. Un parlamento non ha nessuna competenza per valutare l'efficacia o meno di un farmaco, e la strumentalità della proposta era evidente.
Qualcuno poi ha tirato fuori la libertà di coscienza anche rispetto alle decisioni prese a maggioranza, e risollevato le difficoltà del Pd sui temi "eticamente sensibili".
La libertà di coscienza è garantita dall'art 67 della nostra Costituzione, "ogni membro del parlamento... esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato ". Dovrebbe essere uno strumento raro, a cui appellarsi in casi particolarmente gravi, in tutti gli altri il confronto con i colleghi  all'interno del gruppo richiede in premessa la disponibilità alla mediazione e all'accettazione della posizione della maggioranza. Ma nel caso Bianchi non c'entra. Perché il problema è che non siamo di fronte ad un singolo che si appella alla coscienza, ma a un capogruppo, come tale chiamato a far mediazione delle idee dei componenti del gruppo, che impone la sua opinione alla maggioranza degli altri. Nessuno ti obbliga a fare il capogruppo. Se si ritiene più importante la coerenza personale ci si può dimettere, nel caso contrario non si tradisce il senso e il ruolo dell'incarico ricevuto. Ma il problema è all'origine. La Bianchi è diventata capogruppo non per scelta democratica dei componenti il pd in quella commissione ma nella logica del riparto tra correnti, dopo che Marino aveva ottenuto (lo chiedeva da mesi, sentito con le mie orecchie!!!) la presidenza della commissione di indagine sugli errori in sanità. (domanda cattiva rivolta ai senatori: ma la sanità non era materia regionale?)







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