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Ricordo di Giorgio Romagnoli
05 settembre 2009

Ci sono persone che lasciano il segno pur passando senza clamore. Giorgio era così.
Era il capo della Fisac Cgil nella Banca Nazionale del Lavoro, il capo nazionale, il mio capo. Avrebbe potuto essere o fare molte altre cose, soprattutto nel sindacato, ma ha scelto sempre la Bnl e i colleghi.
Se abbiamo il miglior contratto di apprendistato d'Italia, uno dei migliori per gli incentivi all'esodo, un clima interno difficile, ma rispettoso è stato anche e soprattutto merito suo. Era un moderato, un vero riformista mai un rivoluzionario, ma sapeva essere duro e radicalmente convinto delle sue idee.
Per i cinquecento (una volta ) dipendenti di Bologna lui era il sindacato, quello a cui ti potevi rivolgere iscritto o non iscritto, che sapeva veramente tutto sulle buste paga, e quasi tutto sul contratto, quello che ti avrebbe difeso comunque.
Per me è stato un esempio di impegno e serietà, un punto di riferimento, e quando ho iniziato a far politica un amico e un sostenitore, uno dei pochi capace di prendere il telefono per sgridarti se lo riteneva giusto, per sostenerti quando dovevi fare una scelta impopolare.
Ero rientrata in banca da poco nel 2004 quando iniziò uno dei periodi più difficili: la scalata alla Bnl. E' stata la sua ultima e più grande battaglia. Giorgio schierò subito la Cgil e trascinò anche gli altri sindacati contro la scalata Unipol. Ho solo una pallida idea delle pressioni che lui, bolognese e iscritto ai Ds, subì in quel periodo. Ci disse nelle assemblee infuocate di allora che quella operazione avrebbe messo a rischio i nostri posti di lavoro, senza portare vantaggio alcuno. Non aveva il minimo dubbio su quale interesse dovesse essere difeso. Prevedeva una battaglia senza esclusione di colpi, diceva scherzando che se Consorte entrava per una delle porte in direzione generale non avrebbe poi trovato la porta per uscire, troppo grande l'istituto per lui.
Si espose moltissimo, interviste, dichiarazioni, viaggi e incontri con i sindacati spagnoli e francesi. Gli dissi "non ti avevo mai visto così in prima linea" mi rispose "mi mancano due anni alla pensione, ho detto agli altri di stare indietro, se va male potranno lavarsene le mani e risedersi al tavolo". Certo so benissimo che il fallimento dell'operazione Unipol e l'arrivo del Paribas non sono merito del sindacato, ma lo sono le condizioni che hanno permesso la gestione di un difficile progetto di riconversione (la tutela si costruisce prima diceva, è mentre trattano che hanno bisogno del sindacato).
E ora che stiamo attraversando una durissima crisi finanziaria mondiale sappiamo che Giorgio aveva ragione, per quanto dura sia per i colleghi che ancora sono in banca, l'altra strada avrebbe dato vita alla banca più indebitata d'Italia, non sarebbe sopravissuta a una ben più piccola tempesta.
Lo ricordo a me stessa, a questa sinistra che fa fatica, la ricetta è studiare, capire, sapere chi si rappresenta e quali interessi è giusto tutelare, non preoccuparsi se non si entra nei salotti e fare una buona onesta battaglia. Grazie Giorgio.







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