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Intercettazioni 3. Immunitŕ per i servizi segreti
08 giugno 2009

 
Intervento dell'On ETTORE ROSATO. Atti Parlamentari - 30 - Camera dei Deputati XVI LEGISLATURA - DISCUSSIONI - SEDUTA DEL 10 GIUGNO 2009 - N. 185

Signor Presidente,
Intervengo  dopo che alcuni colleghi
hanno illustrato in maniera molto ampia i
motivi della nostra preoccupazione e della
nostra profonda contrarietà rispetto a
questo provvedimento.
Si vive una specie di ossessione della
maggioranza su ogni questione che riguarda
la magistratura e sembra che le
intercettazioni ossessionino addirittura più
delle foto de El Paìs. Credo che questo sia
un segnale molto sbagliato da dare al
Paese, ai magistrati, alle forze di polizia e
a tutti quelli che ogni giorno lottano
contro la criminalità comune, organizzata,
contro l'immigrazione clandestina, che
pure si contrasta quotidianamente con lo
strumento delle intercettazioni. Date il
segnale che siete più preoccupati dei vostri
pochi e mirati fatti personali, che non
dell'interesse collettivo e generale di questo
Paese.
Siamo quasi preoccupati a dare con
troppa enfasi notizia del contenuto di
questo provvedimento, perché in molti
luoghi già si festeggia. Si festeggia nei
luoghi dove, grazie al contrasto con lo
strumento delle intercettazioni, le forze
dell'ordine e la magistratura in questi anni
hanno avuto grandi successi, sia contro la
criminalità comune sia contro la comunità
organizzata. Anche i piccoli distinguo che
sono stati fatti all'interno del provvedimento,
in cui si precisa che per la criminalità
organizzata una parte di queste
norme non vale, sono evidentemente - e
chiunque lo può comprendere - assolutamente
marginali perché non applicabili
nella quotidianità del lavoro delle forze di
polizia, nel cui ambito - come ricordavano
i miei colleghi in precedenza - molte
indagini nei confronti della criminalità
organizzata nascono anche dall'utilizzo
dello strumento delle intercettazioni contro
la criminalità comune.
Vorrei intervenire, in particolare, su un
punto specifico, su cui ho avuto anche
l'occasione di interloquire direttamente
con il Ministro Alfano, che - lo ripeto in
questa Aula - considero centrale rispetto
ad un percorso istituzionale che abbiamo
provato a fare sia nella passata legislatura
sia in questa. Esso riguarda la riforma dei
servizi segreti, la legge n. 124 del 2007, che
nella passata legislatura credo sia stata
l'unica legge approvata all'unanimità da
questo Parlamento, a proposito della quale
la maggioranza e l'opposizione (su un
Atti Parlamentari - 12 - Camera dei Deputati
XVI LEGISLATURA - DISCUSSIONI - SEDUTA DEL 10 GIUGNO 2009 - N. 185
tema che non veniva affrontato con determinazione
da oltre trent'anni) hanno
trovato un'intesa istituzionale che ha prodotto
una modifica dell'assetto organizzativo
dei servizi segreti assolutamente più
funzionale e aderente alle necessità e che
ha costruito un sistema di controllo, sicuramente
perfezionabile, ma certamente
più efficace di quello precedente.
Invece il Governo, con un colpo di
mano assolutamente inaccettabile, ha prodotto
un emendamento che modifica l'assetto
organizzativo e il rapporto delle
intercettazioni rispetto al personale dei
servizi segreti. Il Copasir ha espresso la
sua contrarietà e le sue perplessità - per
dirla con un termine molto pacato -
rispetto ad un testo che non risponde
assolutamente alle esigenze operative. Il
nostro intervento, che è stato pur fatto (ed
i colleghi che hanno seguito la materia
sanno che è stato esplicitato nella relazione
che il Copasir ha trasmesso al Parlamento
in seguito al cosiddetto caso Genchi),
era molto delimitato, chiaro, preciso
e puntuale, e riguardava l'utilizzo dei tabulati
telefonici e la segretezza dei dati
contenuti.
Qui invece il Governo ha voluto introdurre
una norma che parla completamente
di tutt'altro. Ha previsto una sorta
di automatismo per cui il magistrato, nel
momento in cui intercetta un qualsiasi
appartenente ai servizi segreti, deve informare
il Presidente del Consiglio in corso di
indagini. Questo cosa vuol dire ? Che l'ultimo
commesso dei servizi segreti - l'ultimo
commesso, lo ripeto - è più tutelato
del Capo della polizia solo per avere avuto
un incarico di appartenente ai servizi
segreti.
In questa sede non devo descrivere
quanti siano, cosa facciano e quali siano le
loro attività, perché, pur apparendo notizie
quotidianamente o spesso sulla stampa,
conservano una sorta di riservatezza, ma il
percorso mentale che ha prodotto un simile
testo è assolutamente inaccettabile. È
inaccettabile nei suoi effetti, perché di
fatto blocca qualsiasi indagine che può
toccare un appartenente ai servizi segreti;
questo è sbagliato, profondamente sbagliato,
sia perché la storia ci insegna che
nel merito invece le indagini vanno fatte
anche in quell'ambiente, sia perché crea
una categoria a parte, riservata, di coloro
che operano nel campo della giustizia,
delle forze di polizia e dell'apparato di
sicurezza di questo Paese.
Credo che su questo aspetto bisogna
trovare una soluzione per rimediare, perché
altrimenti si determina un vulnus
rispetto ad un clima istituzionale sempre
corretto che si è venuto a creare tra
maggioranza e opposizione su questo delicatissimo
settore per la sicurezza dello
Stato, che evidentemente il Governo non
ha apprezzato.
Ritengo che ciò sarebbe profondamente
sbagliato. Credo che di questo dovrebbe
avere conoscenza il Presidente del Consiglio
che, peraltro, non è mai voluto venire
al Copasir perché evidentemente non conosce
quell'aspetto della legge che lo obbliga
a relazionare. Devo dire che, invece,
il sottosegretario Letta, con il quale abbiamo
intrattenuto ottimi rapporti, conosce
il clima di reale e seria collaborazione
che si è venuto a creare e che ritengo non
possa continuare.
Se vi sono terreni dove è necessario
definire una forma di collaborazione, uno
di questi è proprio quello in oggetto. Se, al
contrario, per il Governo e per la maggioranza
non si tratta più di un terreno
utile per un rapporto istituzionale serio,
dovremo prenderne atto.
Tutto ciò avviene all'interno di un provvedimento
che non condividiamo. In più
occasioni è stato ricordato quale senso ha
avuto porre la questione di fiducia su
questo provvedimento: la questione di fiducia
serve per tutelare la maggioranza e
per blindarla, sicuramente non per limitare
il dibattito. Di tempo per parlare,
infatti, in questo Parlamento ne abbiamo
fin troppo, anche perché di provvedimenti
utili al Paese ne arrivano ben pochi in
questa sede. Il problema dunque non è il
tempo, ma la vostra incapacità di restare
coesi su un provvedimento di cui conoscete
tutti i limiti.
Uno dei limiti più gravi è sicuramente
rappresentato da questo aspetto e mi di-
Atti Parlamentari - 13 - Camera dei Deputati
XVI LEGISLATURA - DISCUSSIONI - SEDUTA DEL 10 GIUGNO 2009 - N. 185
spiace che non si è potuto né voluto
costruire un dibattito su questo argomento,
che è stato presentato con un
emendamento del Governo, cosa ancora
più grave. La nostra proposta, invece,
presentata in un emendamento a prima
firma dell'onorevole Ferranti, prevedeva di
limitare l'uso dei tabulati telefonici e di
sottoporli al regime di riservatezza già
previsto dal codice di procedura penale.
Chiedo un impegno al Governo per
modificare il testo al Senato. Se ciò non
avviene e se si intraprende la strada dello
scontro, in particolare su questo terreno,
lo scontro non si limita al tema delle
intercettazioni. L'opposizione ha garantito
all'interno del Comitato di controllo sui
servizi il suo supporto per l'approvazione
di tutti i regolamenti e di tutti i percorsi
assolutamente complicati e importanti per
questo Paese, a volte anche sostenendo il
Governo su questioni sulle quali il Governo
stesso non trovava altre sponde. Mi
sembra veramente inaccettabile che si sia
arrivati a colpi di maggioranza, con un
voto di fiducia, a modificare un assetto
istituzionale che era stato definito in maniera
concorde dal Parlamento nella precedente
legislatura (Applausi dei deputati
del gruppo Partito Democratico).






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