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Madri immigrate nessuna tutela. Ordine del giorno dell'On Lenzi
19 maggio 2009

 
La Camera,
premesso che:

una donna che si trovi per una qualsiasi ragione priva del permesso di soggiorno potrà andare in ospedale per partorire il suo bambino, ma al momento del riconoscimento del figlio l'ufficiale di stato civile non potrà procedere all'iscrizione della nascita e del riconoscimento essendovi una causa ostativa, l'assenza di permesso di soggiorno;
trascorsi dieci giorni dalla denunzia di nascita ricevuta dal direttore sanitario, dovrà, sulla scorta dell'articolo 38 del decreto del Presidente della Repubblica n. 396 del 2000, segnalare immediatamente al giudice tutelare ed al tribunale per i minorenni che è nato un bambino che si trova in stato di abbandono;
il tribunale per i minori in virtù dell'articolo 11 della legge n. 184 del 1983 dovrà immediatamente dichiarare con decreto lo stato di adattabilità e il genitore biologico non avrà titolo per impugnare il decreto di adottabilità, come più volte ha ribadito la giurisprudenza della Corte di Cassazione (Cass., sez. I, 06-08-1998, n. 7698), nonostante la legge n. 176 del 1991 con cui l'Italia ha ratificato la disponga all'articolo 9 il diritto del bambino a vivere con i suoi genitori e all'articolo 11 il diritto ad essere protetto per evitare che venga allontanato dalla sua famiglia;
il comma 22, lettera f), dell'emendamento 1.1000 con un colpo solo abroga implicitamente la nostra Costituzione, la Convenzione dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza dell'Onu e la Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali che all'articolo 12 sancisce il diritto a formare una famiglia, eliminando tutti i principi che regolano i diritti della persona nel mondo;
nulla vale la previsione dell'articolo 19 del testo unico sull'immigrazione che prevede il divieto di espulsione per la madre in gravidanza, poiché esso interviene solo sugli effetti dell'irregolare soggiorno; né il suo regolamento di esecuzione che prevede solo un permesso collegato ad una condizione di salute della donna in gravidanza e solo per il tempo necessario alle cure, peraltro, condizionato a che non vi siano motivi di sicurezza od ordine pubblico che giustifichino il mancato rilascio;
si prevede, quindi, un permesso collegato ad una condizione di salute della donna in gravidanza o in puerperio, solo per il tempo necessario alle cure (sempre e comunque condizionato a che non vi siano motivi di sicurezza o ordine pubblico che giustifichino il mancato rilascio). Occorre rilevare che una donna per ottenere il permesso di soggiorno dovrebbe dichiarare al questore di essere entrata illegalmente nello Stato e quindi il questore si troverebbe davanti una situazione di flagranza di reato che potrebbe legittimare per motivi di ordine pubblico il diniego di permesso;
in ogni caso con l'introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nello Stato per poter usufruire di questo permesso la donna in gravidanza dovrà comunque autodenunziarsi al questore che avrà l'obbligo in base al comma 17 dell'emendamento 1.100 del Governo di richiedere immediatamente al p.m. il giudizio direttissimo innanzi al giudice di pace e l'espulsione rimarrà solo sospesa per effetto del divieto dell'articolo 19 del testo unico sull'immigrazione, come chiarisce la sentenza n. 376 del 2000 della Corte Costituzionale, sempre che il questore non ritenga che la flagranza di reato in cui quella donna si trovi non sia una situazione di ordine pubblico che comporti il rifiuto del permesso;
è evidente che nessuna donna esporrebbe se stessa ed il suo bambino a questo rischio e non andrà a partorire negli ospedali, ma dalle mammane e si ritroveranno quei bambini nascosti magari nei campi, se sopravvissuti a condizioni di parto inaccettabili, all'innalzamento della mortalità infantile e al conseguente rafforzamento delle organizzazioni criminali che si troverebbero a reclutare a piene mani nella clandestinità offrendo un minimo di servizi alternativi ed occulti,
impegna il Governo:
a predisporre tutte le misure necessarie affinché tutte le donne presenti sul territorio, indipendentemente dalla loro situazione giuridica, possano tranquillamente andare a partorire negli ospedali del Servizio Sanitario Nazionale senza avere timore di essere denunciate o peggio di vedersi tolte il loro bambino perché irregolari;
ad individuare tutte le misure economiche e normative necessarie a garantire a tutti i bambini nati in Italia, indipendentemente dalla condizione giuridica dei genitori l'iscrizione anagrafica e il loro riconoscimento quale diritto imprescindibile del bambino;
a rispettare in tutte le sue parti la Convenzione sui diritti del fanciullo redatta a New York il 20 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva in Italia ai sensi della legge 27 maggio 1991, n. 176, in particolar modo l'articolo 3 che sancisce il principio che in ogni decisione, azione legislativa, provvedimento giuridico, come considerazione preminente, iniziativa pubblica o privata di assistenza sociale, sia sempre e comunque, prima di tutto, tutelato l'interesse superiore del bambino, in questo caso scongiurando il rischio che venga strappato ai suoi genitori perché entrati irregolarmente in Italia.
9/2180/21.
Lenzi, Livia Turco, Binetti, Bossa, Burtone, Bucchino, Calgaro, D'Incecco, Grassi, Miotto, Mosella, Murer, Sbrollini, Capano





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