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L'otto per mille dello Stato per ricostruire l'Abruzzo
17 aprile 2009

 
Il disastroso sisma che ha colpito l'Abruzzo richiederà ingenti risorse pubbliche per la ricostruzione delle aree colpite. Se si vuole rendere i contribuenti protagonisti dello sforzo finanziario per aiutare le popolazioni terremotate, l'otto per mille destinabile allo Stato si presta allo scopo decisamente meglio rispetto al cinque per mille chiamato in causa dal Governo.
Di questo voglio parlarvi oggi utilizzando il lavoro del mio collega On Antonio Misiani, membro della commissione bilancio; ma guardate anche le due news a lato sul viaggio nell'Italia della solidarietà con Livia Turco, che arriva a Bologna lunedì, e i problemi di incompatibilità tra mandato parlamentare e incarichi sportivi Perchè l'otto per mille. In primo luogo, perché gli interventi legati alle calamità naturali sono una finalizzazione già prevista dalla legge per l'utilizzo dell'otto per mille statale; l'art. 48 della legge 20 maggio 1985, n. 222 ha previsto che i fondi disponibili vengano utilizzati, per quanto riguarda lo Stato, per:
  • 1) interventi straordinari per la fame nel mondo
  • 2) calamità naturali,
  • 3) assistenza ai rifugiati,
  • 4) conservazione dei beni culturali;
mentre altri strumenti - compreso il cinque per mille - richiederebbe un cambiamento della normativa e tolgono risorse al volontariato compreso a quello impegnato in Abruzzo. In secondo luogo, perché con l'otto per mille statale si valorizzerebbe una libera scelta dei contribuenti, in base alla stessa logica di sussidiarietà fiscale che ha ispirato l'introduzione del cinque per mille per finanziare altre iniziative di utilità sociale. In terzo luogo, perché le risorse teoricamente disponibili sono piuttosto ingenti, dato che la scelta dei contribuenti determina la ripartizione di oltre 1 miliardo di euro tra lo Stato, la Chiesa Cattolica e le altre confessioni religiose indicate dalla normativa. Per l'anno 2008, la suddivisione (effettuata sulla base delle dichiarazioni dei redditi 2005, in cui solo il 41,83% dei contribuenti ha effettuato la scelta che però determina le percentuali di riparto del complesso delle risorse) è la seguente:
su un totale che nel 2008 valeva oltre 1 miliardo di euro (per la precisione: 1.033.583.048,73). Allo Stato sarebbero dunque dovuti andare circa 89 milioni di euro.

In realtà, a partire dal 2004 (Governo Berlusconi) gran parte delle risorse teoricamente destinate all'otto per mille statale sono state utilizzate per finalità del tutto diverse: prima per (tentare) di risanare i conti pubblici e per finanziare la previdenza del personale di volo (2004), poi per finanziare l'abolizione dell'ICI sulla prima casa e la detassazione degli straordinari. (2008) che ha lasciato solo 3,5 milioni di euro alle finalità dell'8 per mille. 100 milioni di euro sono pochi? Certo ma si potrebbe rivedere il meccanismo di riparto lasciando allo stato l'8 per mille di chi non ha fatto nessuna scelta. Non è più semplice che inventare nuove tasse?





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