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Il mio intervento su ronde padane e volontari emiliani. Discussione su decreto n.11 del 2009 "sicurezza pubblica e contrasto alla violenza sessuale"
09 aprile 2009

DONATA LENZI. Signor Presidente, nel mio intervento mi concentrerò anch'io in particolare sull'articolo 6 anche se, in realtà, avrei voluto parlare del complesso di questo provvedimento, ma ricordo che l'Aula ha già affrontato il tema delle molestie sessuali e dello stalking. Quest'Aula ha già dimostrato di essere in grado di legiferare sul tema delle molestie sessuali e non aveva bisogno dell'«aiutino» del Ministro e del Governo che ci dicessero quali norme occorrevano, perché le avevamo già esaminate ed approvate, ma forse è vero il contrario, ossia che noi abbiamo aiutato un Ministro in cerca di visibilità ad occuparsi di una materia altamente sensibile.
Parlo allora delle ronde perché mi sento chiamata in campo in quanto provengo da una città dove questa esperienza non c'è, ma c'è n'è un'altra che si chiama Volontari civici ed esiste dal 1820: sto parlando di Bologna (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Vengo da una regione che ha legiferato sulla materia con la legge n. 24 del 2003, non del 2004 come ha detto il Ministro Maroni prima - lo ripeto: si tratta della legge n. 24 del 2003, quindi è facile che la si possa ricordare in modo non esatto - applicando il Titolo V della Costituzione, cioè in modo federalista perché bisogna che ci mettiamo d'accordo: non si può essere federalisti un giorno e centralisti un altro, ma lo si è sempre, quotidianamente. Le regioni su questa materia, in base al Titolo V, già oggi possono intervenire e la mia l'ha fatto.
Nel 1820 un gruppo di cittadini si preoccupò della sicurezza sotto i portici perché essendo un luogo buio era quello dove più facilmente si verificavano agguati. Il Cardinal legato, perché allora eravamo parte dello Stato pontificio, riconobbe questo corpo di cittadini che reca come sottodenominazione «in urbe pro urbe» ossia «nella città e a favore della città» a sottolineare che è nato veramente in modo Pag. 22spontaneo e volontario. Questo corpo procede nella sua attività civile fino al 1935 quando il fascismo lo scioglie dopo anni di conflitti, di minacce e di pressioni con le milizie fasciste che, lo ricordo, nacquero anch'esse in modo spontaneo, si diceva, e come associazioni. Rinascono negli anni Cinquanta, con funzione di ausiliario di pubblica sicurezza in stretto collegamento con le centrali operative e ritornano all'attività di volontariato tra gli anni Settanta e Novanta quando, cioè, si presentano altre organizzazioni, quelle che venivano chiamate servizio d'ordine, fortemente politicizzate e il loro ambito e la loro espressione civica vengono un'altra volta messe in difficoltà dell'intervento pesante della politica.
Dal 1990 ad oggi, progressivamente si assiste a un loro riconoscimento e adesso vi sono una pluralità di associazioni e realtà che in base alle convenzioni con il comune e alla legge regionale operano, controllano, sono presenti nella notte nella nostra città. Allora non c'era bisogno di una legge, perché basta il Titolo V e già adesso si può realizzare; non c'era bisogno di una legge che è una deregulation rispetto a quella che noi abbiamo varato.
La nostra legge regionale è più restrittiva, quindi è vero esattamente il contrario di quanto detto prima e per utilità vorrei leggervela. L'articolo 8 prevede che l'utilizzazione in forme di volontariato è ammessa solo nel rispetto dei principi e delle finalità fissate dagli articoli 1 e 2 della legge n. 266 del 1991, legge sul volontariato e non del Ministero degli interni. L'articolo, inoltre, prevede che tale utilizzazione è volta a realizzare una presenza attiva sul territorio, aggiuntiva e non sostitutiva rispetto a quella garantita dalla polizia locale con il fine di promuovere l'educazione alla convivenza e il rispetto della legalità, la mediazione dei conflitti, il dialogo tra le persone, l'integrazione e l'inclusione sociale. Queste non sono le ronde (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)! I volontari individuati dalle amministrazioni locali, sulla base delle indicazioni provenienti dall'associazione, possono essere impiegati a condizione che: operino sulla base delle indicazione e in maniera subordinata al comandante responsabile della polizia locale; non abbiano condanna a pena detentiva per delitto non colposo; non siano sottoposti a misure di prevenzione; non siano stati esclusi dalle Forze armate, dalle Forze di polizia nazionale; non siano stati destituiti o licenziati per giusta causa o giustificato motivo dai pubblici uffici; abbiano frequentato con profitto specifico corso di formazione professionale disciplinato dalla giunta regionale; siano assicurati; i comuni e le province possono con essi stipulare convenzioni con le sole finalità di supporto ai soci che svolgano le attività a condizione che dette associazioni non prevedano nell'accesso e nelle proprie forme nessuna forma di discriminazione per sesso, razza, lingua, religione, opinione politica, condizioni personali o sociali.
Per questo motivo dico che la nostra legge regionale è più restrittiva di quello che voi ci proponete oggi. Tuttavia, la pratica ci dice che ciò nonostante i problemi ci sono stati, che il rischio di mandare all'aria operazioni e indagini è reale anche quando semplicemente si pattuglia una strada e gli episodi ormai sono molti. Se noi non vogliamo ridurre il ruolo della nostra polizia a quello di badante dei militari prima e delle componenti delle associazioni che fanno le ronde dopo, è necessario delimitare con estrema rigidità e chiarezza l'ambito di attività di queste associazioni.
Le parole non sono indifferenti. Dire ronde fa pensare all'opinione pubblica e a tutti noi a un gruppo di uomini giovani con i pollici infilati nei pantaloni, con l'atteggiamento arrogante, a caccia di chi è diverso: di chi ha il codino, l'orecchino, un altro colore o di chi si sta divertendo sul territorio senza dar fastidio a nessuno. A caccia, quindi, di chi è diverso in base ad un principio per cui la città può esser abitata solo da chi rientra in certi canoni. La parola volontariato, invece, fa pensare a uomini e donne di tutte le età, giovani Pag. 23e vecchi, che sono lì e dicono: ti do una mano a fare questo pezzo di strada. Questa è un'idea diversa non solo di polizia, ma di società (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).






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