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Monarchia e repubblica
01 febbraio 2009

 



Molti temi caldi, giustizia, federalismo, la riforma elettorale, la crisi, la scuola, il testamento biologico .. Oggi, diversamente dal solito voglio parlarvi di noi, del Pd.
C'è un problema di democrazia nel Pd? Se paragono il Pd agli altri partiti italiani siamo al momento l'unico tra quelli in Parlamento che elegge con regole note e ampia partecipazione il proprio leader. E questo è bene. Rimane però poco chiaro dove e come si prendono le decisioni, dove si assumono gli orientamenti, dove si decide cosa fare nel concreto dello svolgersi della vita politica, cioè nella concretezza, che è ben altro dalle tesi esposte ogni tre anni in una piattaforma per l'elezione a segretario. Ad esempio dopo che la tesi del dialogo è stata sconfitta alle elezioni dove abbiamo deciso di fare ora un opposizione dialogante?
A leggere Vassallo (Il Corriere della sera del 28 gennaio scorso) quello dell'elezione del segretario è il momento della democrazia.

«Il Congresso? Non è previsto nessun Congresso: questa parola nello Statuto non c'è...
La scelta del segretario è una procedura in due fasi, un'elezione in due turni. Si parte con la convocazione della Convenzione. Che non è il Congresso. È quello che gli somiglia di più. Riunisce gli iscritti del partito: si presentano candidati, piattaforme e liste, se ne discute nei circoli. Ma non si elegge il segretario. No. Si selezionano i candidati. Vengono ammessi al secondo turno i tre che hanno ottenuto più voti, a patto che abbiano almeno il 5 per cento. Viene comunque ammesso chi supera il 15».

Tutto si concentra e si riduce alla scelta del leader e della sua piattaforma. Discutibile la scelta statutaria di solo tre candidati. Perfino per scegliere il candidato a sindaco a Bologna ce n'erano di più.
Non c'è sede di costruzione di un' idea comune, non c'è mescolanza di idee tanto necessaria per un partito nuovo, dove si incontrano storie e culture politiche diverse, c'è la rigidità di più piattaforme contrapposte, non ci sono organi intermedi che sappiano interpretare il loro territorio e lo raccontino quotidianamente a Roma facendosi valere. Forse è anche questo il malessere del Nord.
Non ditemi che la sede è quella dei gruppi parlamentari; dall'inizio della legislatura alla Camera, nel gruppo, non si è mai votato su nessun orientamento, meglio mi sembra si proceda al senato.
Si radicalizza così il modello del leaderismo, sul quale i Ds si erano già avviati, che aveva già dimostrato i suoi limiti, ma che era comunque controbilanciato da una buona organizzazione di partito che moltiplicava le sedi di dibattito.
Ho sperimentato la forza del paziente confronto delle idee e delle proposte senza pregiudiziali e senza strumentalizzazioni di corrente e credo fortemente che sia una fase necessaria per formare una posizione politica forte e capace di dare identità e radunare consenso. Temo un partito che affronta le questioni di merito solo quando sceglie il segretario. Prendo atto che è il leaderismo  il modello vincente in Italia, è così Forza Italia, è così la Lega (ma meno di quel che si dice) è così l'Italia dei valori. Ho già detto che considero importante la nostra differenza, cioè le primarie, ma tra i vecchi modelli di partito (troppo invasivo e centralista l'uno, troppo diviso tra correnti e piegato sulla gestione l'altro) e il modello del partito del leader alla Berlusconi, avremmo dovuto riuscire ad immaginare una via di mezzo. Sbaglierò, ma penso che per chi si colloca nel centrosinistra votare alle primarie sia importante, ma non basti, in fin dei conti siamo sempre stati allergici alle monarchie, anche le più illuminate.






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