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Intervento "Donne religioni e laicità"
20 febbraio 2008

 
Intervento di Donata Lenzi all'iniziativa tenutasi lunedì 18 febbraio, a Bologna dal titolo "Donne, religioni e laicità".
  Donne, religioni e laicità
di Donata Lenzi


(ANSA) - ANKARA, 9 FEB - Il parlamento turco ha dato un si' definitivo al permesso dell'uso del velo islamico nelle universita'. Hanno votato a favore 403 deputati del partito filoislamico al governo Akp e del partito nazionalista Mhp, mentre il partito di opposizione laico e di sinistra (Chp) ha votato contro. E intanto decine di migliaia di persone, in gran parte donne di tutte le eta', protestano ad Ankara contro la liberalizzazione del velo islamico nelle universita'." La decisione è stata motivata con la necessità di rispettare la libertà individuale.

La laicità non è solo una questione italiana.
Non ha una definizione univoca, ma è condizionata dalla storia peculiare di ognuno e spesso, molto spesso, riguarda le donne, la loro vita, le loro scelte.
Già definire la laicità è un problema perché ne abbiamo idee diverse.
Personalmente la mia definizione preferita è quella che ne dà Claudio Magris :
"Laicità non è un contenuto filosofico, bensì una forma mentis; è essenzialmente la capacità di distinguere ciò che è dimostrabile razionalmente da ciò che è invece oggetto di fede, a prescindere dall'adesione o meno a tale fede; di distinguere le sfere e gli ambiti delle diverse competenze, in primo luogo quelle della Chiesa e quelle dello Stato. La laicità non si identifica con alcun credo, con alcuna filosofia o ideologia, ma è l' attitudine ad articolare il proprio pensiero (ateo, religioso, idealista, marxista) secondo principi logici che non possono essere condizionati, nella coerenza del loro procedere, da nessuna fede, da nessun pathos del cuore, perché in tal caso si cade in un pasticcio, sempre oscurantista .... Laico - lo diceva Norberto Bobbio, forse il più grande dei laici italiani - è chi si appassiona ai propri «valori caldi» (amore, amicizia, poesia, fede, generoso progetto politico) ma difende i «valori freddi» (la legge, la democrazia, le regole del gioco politico) che soli permettono a tutti di coltivare i propri valori caldi. " Corriere della sera 2001 2008
Trovo questa definizione efficace , essa non solo definisce ma ci dà anche un obiettivo da raggiungere, una società laica, liberale  e tollerante, nella quale si vivrebbe tutti meglio.
Essa però non dice abbastanza se invece che applicarla agli individui la applichiamo agli Stati in questa fase storica particolarmente complessa. La laicità dello Stato è infatti messa in tensione da tre ordini di problemi:la sempre maggior multiculturalità delle società europee , l'evoluzione della scienza e della tecnica, che ci mettono di fronte a problemi sempre nuovi che interrogano le nostre coscienze, la ripresa di ruolo delle religioni anche perché esse costituiscono una risposta alla ricerca di senso e un solido rifugio identitario.
In Italia di fronte ad uno Stato avvertito come neutrale, vuoto di valori, mero contenitore procedurale, la chiesa cattolica si propone come riserva di valori, religione civile anche per chi non crede, punto di riferimento. Interviene quindi parlando alla platea dei cittadini più che a quella dei fedeli e provoca reazioni.
Per chi come me ritiene che la laicità consista nello spazio pubblico nel quale diverse opzioni culturali e religiose si confrontano sulla base di ragionamento
più che di prove di forza, nessuno scandalo nella misura in cui la disponibilità al confronto e al dialogo ci sia e non ci si rinchiuda nella rigidità del dogma.

C'è però un mistero italiano: la chiesa lamenta una persecuzione  (il cui  punto più eclatante è sicuramente l'episodio della mancata visita alla Sapienza)  ed in larga parte del mondo laico si è convinti che siano le ragioni dei laici non credenti ad essere oscurate. Qualcuno si sbaglia.
Divergendo da entrambe le parti a me sembra che il problema sia una generale debolezza della politica e delle istituzioni, un dato ormai acquisito che non può non far sentire anche in questo campo le conseguenze.
Se credenti e non credenti si trovassero in un  quadro di regole certe e rispettate con leadership forti ed autorevoli entrambe le parti si sentirebbero più tutelate. Lo spazio pubblico del confronto va difeso.
Un di più di laicità negli atteggiamenti,(rispetto si, ma subordinazione no) aiuterebbero a creare un clima più sereno, più che il reiterato invito al dialogo La laicità richiede testa alta e spalle dritte.
Vale anche per i cattolici in politica.
Ricordo la lezione di Oscar Luigi Scalfaro (1998 visita del Papa in Quirinale) quando dopo aver ricordato l'art 7 della Costituzione "lo Stato e la Chiesa cattolica sono ciascuno nel proprio ordine indipendenti e sovrani" afferma da credente "nella nostra diretta responsabilità è la scelta politica" .
Sergio Romano ha ricordato recentemente sul Corriere le parole del discorso che il cattolico John Kennedy, allora candidato democratico alla Casa Bianca, pronunciò il 12 settembre 1960 a Houston, nel Texas: «Credo in un' America in cui la separazione fra lo Stato e la Chiesa sia assoluta, dove nessun prelato cattolico possa dire al Presidente (se questi è cattolico) come agire, e nessun ministro protestante possa dire ai suoi parrocchiani come votare, dove nessuna Chiesa o scuola confessionale possa ricevere fondi pubblici o privilegi politici e in cui a nessun uomo possa essere negato l' esercizio di una pubblica funzione perché la sua fede è diversa da quella del Presidente(...)».
È la lezione che ci viene da un Paese di credenti in Dio ma di pur diverse fedi, dove la laicità è necessità per la convivenza, dove la laicità è con ogni evidenza elemento costitutivo della democrazia.
E la democrazia non è necessariamente solo un sistema di regole. Penso al grande valore delle libertà, all'uguaglianza (l'art 3 della costituzione) alla aspirazione alla pace, al rispetto della persona umana. Penso alle nostre carte costituzionali e alla dichiarazione dei diritti dell'uomo. 
E tra i valori le libertà delle donne, libertà di scelta di sé e della propria vita. Se e chi sposare, se e quando avere figli, se studiare o lavorare o lavorare in casa. Scelte spesso negate. La libertà della donna incontra molti limiti e ha molti nemici. In questo quadro più generale inserisco il tema della difesa della Legge 194 che fu il delicato e difficile punto di equilibrio trovato in Parlamento durante un teso e lungo ma rispettoso confronto.
La difesa però mi sembra una scelta riduttiva, la rinuncia a sviluppare una riflessione ampia sulla realtà, sugli effetti positivi della legge, sui progressi della scienza. Certo il clima di scontro non aiuta, e non aiuta l'emergere di un fondamentalismo antiaborto che arriva a giustificare il portantino che in ospedale di fronte ad una donna che sta male chiama i carabinieri invece che il medico (e poiché siamo in Italia prima tenta di chiamare striscia la notizia!).  Penso inoltre che dovremmo tornare a parlare e promuovere la libertà delle donne, in positivo e non solo in difesa. E per tutte le donne, anche delle donne immigrate e delle loro libertà. Usciamo dal politicamente corretto che ci fa chiudere gli occhi su ciò che accade in comunità etniche o religiose che ci vivono a fianco, e parliamo anche del velo, se e quanto sia scelta libera.
Laicamente rimettiamo la libertà al centro della nostra azione politica ragioniamo insieme alla ricerca del bene comune.

On. Donata Lenzi

19 febbraio 2008









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