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APPELLO DEGLI OPERATORI SANITARI E SOCIALI PER IL SÌ AL REFERENDUM
24 novembre 2016

 

Noi operatori sanitari e sociali e del volontariato votiamo convintamente Sì alla Riforma Costituzionale perché:

Siamo convinti che la riforma renda più efficace ed efficiente la funzione legislativa: con il superamento del bicameralismo paritario e l'attribuzione al senato, ridotto nei numeri e nei costi, della funzione di rappresentanza degli enti territoriali sarà possibile legiferare con maggiore celerità e limitare l'uso improprio dei decreti urgenti e i continui voti di fiducia.

L'attuale farraginosità dei processi decisionali più che essere garanzia di democrazia è fonte di immobilismo ed ingovernabilità. Con la Riforma, il Senato diventa la sede di reale rappresentanza degli enti territoriali e sarà costituito da 95 senatori espressione delle realtà locali e da 5 senatori indicati dal Capo dello Stato non più in carica a vita: in tal modo i rappresentanti degli Enti Locali possono decidere quali siano gli interessi in gioco prima che le leggi entrino in vigore e fungere da cerniera fra lo stato e le autonomie territoriali. I senatori sono eletti dai consigli regionali in conformità alle scelte degli elettori in modo proporzionale al peso politico di ciascun partito. Il Senato può decidere di chiedere modifiche alle leggi approvate dalla Camera, ma entro tempi brevi e certi. Sono stabiliti i campi in cui il Governo non può fare decreti e si vieta la loro reiterazione in caso di decadenza e ciò permetterà al Parlamento di tornare ad essere il luogo centrale di formazione delle leggi e si ridurrà la pratica dei voto di fiducia e dei maxi-emendamenti. Gli articoli della Costituzione che riguardano le funzioni del Governo e del Presidente del Consiglio non vengono modificati. La riforma, inoltre, stabilisce l’obbligo di partecipazione alle sedute della Camera.

Ci sembra che con la riforma vengano ridotti i costi della politica semplificando le strutture della rappresentanza popolare senza limitare la partecipazione e garantendo meglio il ruolo delle minoranze.

I senatori passano da 315 a 100 e non percepiranno indennità; il CNEL verrà abolito, e con esso i suoi 65 membri; i consiglieri regionali non potranno percepire un’indennità più alta di quella del sindaco del capoluogo di regione e i gruppi regionali non avranno più il finanziamento pubblico; le province saranno eliminate dalla Costituzione.

Allo stesso tempo si amplia la maggioranza necessaria per eleggere il Capo dello Stato (da quella assoluta dei parlamentari a quella dei 3/5 dei presenti) e si introduce lo statuto delle opposizioni nelle camere.

Riteniamo che la nuova normativa porti ad un chiarimento nel rapporto tra Stato e Regioni definendo con maggior precisione i ruoli di ciascuno riducendo così i numerosi e nefasti conflitti ad oggi in corso.

Con la riforma si chiarirà e si semplificherà il rapporto tra Stato e Regioni; con l’eliminazione delle cosiddette “competenze concorrenti”, ogni livello di governo avrà le proprie funzioni legislative. Si eviterà finalmente la confusione e la conflittualità tra Stato e Regioni che ha ingolfato negli scorsi 15 anni il lavoro della Corte Costituzionale.

Materie come le grandi reti di trasporto e di navigazione, la produzione, il trasporto e la distribuzione nazionale dell’energia o la formazione professionale saranno di esclusiva competenza dello Stato. Alle Regioni, oltre alle competenze proprie (come l’organizzazione sanitaria, il turismo o lo sviluppo economico locale), potranno essere delegate altre competenze legislative.

Per quanto riguarda il nostro settore di lavoro siamo convinti che la riforma possa riportare equità e quindi una reale universalità nel diritto alla salute e all'assistenza sociale attribuendo allo Stato il fondamentale ruolo di definire “le disposizioni generali e comuni per la tutela della salute, per le politiche sociali, la sicurezza alimentare e la sicurezza sul lavoro” e alle Regioni “la programmazione e organizzazione dei servizi sanitari e sociali”.

Con l’eliminazione delle materie concorrenti si pone fine alla difformità dell’offerta sanitaria sul territorio nazionale. Tale difformità ha comportato la frammentazione dei servizi e un eccesso di burocrazia che incidono sui costi dei ticket, sui tempi di accesso alle terapie o sulle tempistiche di acquisizione dei farmaci da parte delle regioni.

Nel corso degli anni si sono venuti a determinare, nei fatti, 20 diversi sistemi sanitari, tanti quante sono le regioni, creando disuguaglianza tra i cittadini, mancanza di equità nell’accesso ai servizi e aumento dei costi. Con la riforma costituzionale lo stato avrà l’esclusività della potestà legislativa non solo nella determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni (i LEA) ma anche nelle “disposizioni generali e comuni per la tutela della salute e per le politiche sociali”. Cioè lo Stato definirà gli indirizzi generali, mentre le Regioni si occuperanno della programmazione e dell’organizzazione dei servizi sociali e sanitari adattando i percorsi socio-sanitari alle richieste del proprio territorio. Ad esempio, sarà lo Stato a decidere l’introduzione di una specifica innovazione all’interno del servizio sanitario, che così sarà a disposizione di tutti i pazienti e non soggetta alle scelte delle singole Regioni, con riduzione dei costi e garanzia di un servizio uguale per tutti.

Riteniamo infine che le nuove norme aumentino le possibilità di partecipazione e garantiscano maggiore partecipazione dei cittadini.

Con la Riforma, la democrazia italiana diverrà più partecipativa; il Parlamento avrà l’obbligo di discutere e deliberare sui disegni di legge di iniziativa popolare proposti da 150mila elettori e non potrà più insabbiare o ignorare le proposte dei cittadini; saranno introdotti i referendum propositivi e d’indirizzo; si abbassa il quorum per la validità dei referendum abrogativi (se richiesti da ottocentomila elettori, non sarà più necessario il voto del 50 per cento degli aventi diritto, ma sarà sufficiente la metà più uno dei votanti alle precedenti elezioni politiche).

Siamo convinti, in conclusione, che la riforma costituzionale rappresenti un passo avanti importante nel funzionamento della nostra democrazia, non escludiamo che potesse essere fatta meglio in alcuni punti, ma di certo le nuove norme sono decisamente migliori di quelle esistenti.

Per questo, al di là delle singole convinzioni politiche, voteremo sì e proponiamo di fare altrettanto a tutti i nostri colleghi.

 

Clelia D’Anastasio, Susanna Vicari, Gabriele Cavazza, Massimo Pomo, Walther Domeniconi, Augusto Cavina, Alessandro Nanni Costa, Luigi Bagnoli, Giuseppe Di Pasquale, Gaetano La Manna, Francesco Violante, Fabia Franchi, Gloria Gamberini, Stefano Damiani, Giulio Bandi, Giuliano Ermini, Emilio Vellati, Roberto Frabboni, Carlo Hanau, Rita Solinas, Stefania Taddeo, Andrea Domanico, Eno Quargnolo, Fausto Trevisani, Gian Luigi Saraceni, Francesco Crisafulli, Emanuele Ciotti, Giovanni Frezza, Morena Borsari, Gianni Pieroni, Valentina Ciardelli, Maurizio Vacirca, Eugenio Arbizzani, Marcello Salera, Valeria Ribani, Cristina Malvi, Cinzia Badiali, Bruna Magi, Claudio Bacolini, Gianlupo Lupi, Roberto Iovine, Marcella Nardi, Chiara Broglia, Fabrizio Sandri, Manlio Nicoletti, Caterina Manca, Alberto Alberani, Annamaria Baietti, Andrea Minarini, Susanna Trombetti, Andrea Finelli, Fernando Perrone, Pierpaola D’Alessandro, Paolo Capurso, Massimiliano Navacchia, Irene Bruno, Berardino Vaira, Danila Valenti, Fausto Marchetta, Raffaele Tomba, Maria Elisa Damiani, Angelo Ziosi, Adriana Mari, Gianni Strazzari, Elisa Casadio, Rocco Liguori, Stefano Liverani, Terenzio Vignoli, Maura Coveri, Paola Marani, Vincenzo Manigrasso, Antonella Carafelli, Giuseppe Baviera, Luciana Boriani, Gianni Fattorini, Manuela Colonna, Roberto Galvani, Giorgio Trotta, Lilia Liverani, Gianni Plicchi, Paolo Cacciari, Gabriella Angiolini, Stefano Rubini, Renato Mazzuca, Franca Pieretti, Roberta Toschi, Corrado Melega, Vincenzo Cennamo, Roberto Cau, Adriana Mari, Cristina Cioni, Vanna Malavolti, Roberto Casadio, Patrizia Pollacchini, Vittorio Zatti, Emanuela Aldrovandi, Rabih Chattat, Anna Tomesani, Patrizia Masi, Luisa Zoni, Lucio Tondi, Luca Ribani, Aldo Gasponi, Nicola Preda, Marzio Frazzoni, Valeria Dalli, Sabina Giorgi, Patrizia Avoni, Alberto Maria Lomeo, Maria Luisa Marcaccio, Claudio Veronesi, Giuliano Barigazzi, Pietro Del Prete, Roberto D’Alessandro, Pietro Cortelli




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referendum |  costituzione |  sanità | 




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