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Legge delega terzo settore - relatrice on. Lenzi. APPROFONDIMENTO
09 aprile 2015

 

La Camera ha approvato (con 297 voti favorevoli, 121 contrari, 50 astenuti) la proposta di legge delega al governo sul terzo settore. Per chi volesse approfondire:

  • la relazione dell'on. Lenzi in Aula QUI
  • il testo che ora va al Senato QUI
  • il dossier del Gruppo Pd QUI

 

I punti principali:

Per la prima volta c'è una definizione di terzo settore: “per terzo settore si intende il complesso degli enti privati costituiti con finalità civiche e solidaristiche che senza scopo di lucro in attuazione del principio di sussidiarietà e in coerenza con i rispettivi statuti, promuovono e realizzano attività di interesse generale anche attraverso la produzione o lo scambio di beni e servizi di utilità sociale nonché attraverso forme di mutualità”.


Quattro sono gli oggetti della delega:

1)               la riforma del titolo II del libro I del codice civile con l'obiettivo di semplificare, uscire dal regime concessorio, tutelare i soci e i terzi. Chi riguarda? In questa parte del codice civile sono ricompresi tutti gli enti, associazioni riconosciute, associazioni non riconosciute, fondazioni e comitati che non hanno scopo di lucro ma non necessariamente, come abbiamo visto, sono terzo settore quali ad esempio i comitati, le associazioni di professionisti, i sindacati, i partiti, le associazioni di categoria, le mille associazioni non riconosciute nel campo politico-culturale, le fondazioni bancarie.

2)        Un solo codice per il terzo settore nel quale vanno radunate le singole leggi settoriali, un solo registro e un solo ministero che ne risponde e obbligo di iscrizione per gli enti che si avvalgono di sgravi fiscali o chiedono finanziamenti, obblighi di trasparenza e di attivazione di controlli interni. Si dà mandato al governo per la costruzione di un sistema preventivo di vigilanza posto a carico del ministero del Lavoro in collaborazione con gli altri ministeri e con l'Agenzia delle Entrate. Si definisce l'impatto sociale e si promuove la valutazione di impatto sociale come strumento di valutazione e correzione delle politiche. Un articolo è dedicato alle organizzazioni di volontariato e alle associazioni di promozione sociale, con il riconoscimento e l'ampliamento del ruolo dei centri servizio del volontariato.

3)        Impresa sociale. Il punto più controverso. L’istituto è presente nel nostro ordinamento dal 2006, ma non ha avuto molto successo. La proposta iniziale prevedeva la generica possibilità di distribuzione degli utili, attualmente esclusa. Abbiamo previsto ora l’adozione dello stesso parametro delle cooperative a mutualità prevalente e si è chiarito che l'impresa che legittimamente segue questa strada di remunerare i soci è però fuori dal perimetro delle Onlus. Le imprese sociali possono agire nei settori elencati o essere tali assumendo almeno il 30% di lavoratori svantaggiati.

4)        Servizio civile.  Quest'anno partiranno in servizio civile quasi 50 mila giovani, dando veramente un segnale di svolta rispetto a quanto è accaduto negli anni precedenti (ricordo a tutti che il bando per i primi trentamila è in scadenza). Sarà anche possibile, grazie ad accordi in via di elaborazione con il contributo del sottosegretario Bobba che vi ha attentamente lavorato, svolgere attività di servizio civile all'estero. Si definisce finalmente lo stato giuridico di chi è in servizio civile: non è un rapporto di lavoro dipendente, non è alcun tipo di rapporto di lavoro e non deve essere soggetto a tassazione. Sono chiariti i criteri di accreditamento degli enti e semplificate le procedure. 





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